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	<title>Maggiolini Fuorisalone 2015 &#187; Articoli Blog</title>
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		<title>IL BRAND MAGGIOLINI</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Mar 2015 08:15:22 +0000</pubDate>
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<p><img class="aligncenter size-full wp-image-741" src="http://www.maggiolinifuorisalone.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/Giuseppe-Maggiolini11.jpg" alt="Giuseppe-Maggiolini11" width="780" height="499" /></p>
<p>Giuseppe Maggiolini nasce il 13 novembre1738. Il padre è guardiaboschi del monastero cistercense di Sant’Ambrogio della Vittoria a Parabiago; muore lasciando orfano Giuseppe ancora fanciullo che viene accolto dai monaci e avviato al mestiere di falegname, alla pratica antica e a quel tempo ormai perduta dell’intarsio nel laboratorio del monastero. Sorta di istitutore del giovane è un erudito sacerdote di nome Antonio Maria Coldiroli, insegnate presso il locale Collegio Cavalleri che gli impartisce lezioni di disegno e i rudimenti dell’architettura. A vent’anni dispone di una propria bottega affacciata sulla piazza del paese. Nel 1758 nasce il suo primogenito Carlo Francesco; esegue, firma e data la sua prima opera oggi nota: un piccolo tavolo da gioco. E’ un artigiano formato e capace di licenziare opere di gusto milanese ma aggiornate sui modelli decorativi che andavano diffondendosi nei territori legati agli Asburgo grazie alle invenzioni di Franz Xavier Habermann stampate ad Augsburg dall’editore Hertel. Le opere successive, nelle quali la decorazione è più vistosamente affidata all’intarsio, ci mostrano un artigiano sempre più lontano dal contesto milanese e decisamente proiettato nel gusto europeo.</p>
<p>Caso unico nella storia secolare degli artigiani del mobile d’arte italiano, Maggiolini non ha alle spalle una tradizione familiare e per questa ragione non è un conservatore. E’ forte di un sapere antico che può essere messo a disposizione del “mobile nuovo” che in tutta Europa in quegli anni va definendosi secondo nuovi usi, tipologie e forme.</p>
<p>Agli inizi della settima decade si lega ad Agostino Gerli, stuccatore, decoratore dal 1769 attivo a Milano dopo sei anni di lavoro a Parigi, nell’atelier di Honoré Guibert quando questi realizzava le decorazioni del Petit trianon. Grazie a questo sodalizio, senza essersi mai allontanato da Parabiago, realizza un certo numero di mobili nelle forme squisite della Rocaille parigina, finemente intarsiati in legni policromi e caratterizzati dall’impiego dell’antica tecnica dell’intarsio rinascimentale. Maggiolini non intarsia prospettive di città, trompe-l’oeil, santi, profeti e scene bibliche ma cineserie, allegorie delle arti, scene mitologiche, ornati vegetali – questi ultimi d’impronta spiccatamente neo-rinascimentale.</p>
<p>Sono questi anni in cui il gusto dell’arredo muta rapidamente seguendo le nuove direttive architettoniche improntate al recupero della classicità dall’architetto Giuseppe Piermarini che, per la corte dell’arciduca Ferdinando, terzogenito di Maria Teresa, rinnova il volto pubblico e privato dell’architettura Milanese. Anche il mobilio assume forme più consone a quell’idea di neo-classicismo che da Parigi a Vienna permea l’Europa al volgere dell’Ancien regime. Le forme dei mobili guardano agli ordini dell’architettura rinascimentale, limpida e aurea; l’antica tecnica dell’intarsio ligneo si ripresenta, nelle mani di Maggiolini, perfettamente adatta alla modernità. Come per il Rinascimento l’intarsio aveva rappresentato il farsi immediatezza tecnica l’astratta prospettiva, ora nell’età dei Lumi rappresenta l’unione della catalogazione enciclopedica della natura con la bellezza artistica: incontro domestico tra natura e cultura.</p>
<p>Rimangono numerose testimonianze di queste intenzioni in un corpus di superstiti come anche in un Fondo di disegni, un unicum nella storia dei mobilieri europei, che annovera quasi duemila fogli frutto del lavoro della bottega ma anche commissionati a una piccola cerchia di artisti vicini a Maggiolini. Le cose più belle spettano ad Andrea Appiani, Giocondo Albertolli, Giuseppe Levati e Agostino Gerli. Rimasto integro presso gli eredi, nel 1882 fu acquistato dalle Raccolte artistiche del Comune di Milano dove ancora si conserva presso il Gabinetto dei disegni.</p>
<p><img class=" size-full wp-image-899 alignleft" src="http://www.maggiolinifuorisalone.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/MA_C163-recto.jpg" alt="MA_C163 recto" width="393" height="1000" />Agostino Gerli, Mobile d’angolo, 1780 ca. Milano, Civiche Raccolte d’Arte, Gabinetto dei disegni, Fondo Maggiolini</p>
<p>Nella seconda metà degli anni Settanta, assieme a Gerli in veste di progettista, realizza alcuni capisaldi del mobile neoclassico europeo: archetipi di quello che passerà alla storia come il “mobile Maggiolini”, frutto di un artigianato artistico che si andò organizzando nella bottega di Parabiago con criteri di una moderna produzione artistica. L’arciduca Ferdinando, terzogenito di Maria Teresa diventa suo principale cliente e mecenate. Del 1772 è una scrivania, ancora nelle forme della Rocaille francese e con intarsi a chinoiserie, che Ferdinando commissiona come donativo per l’augusta madre (Vienna Bundessamlung). Seguono una serie di donativi a sfondo diplomatico: una commode per il Duca di Modena, padre dell’arciduchessa Maria Beatrice d’Este oggi a Stupinigi, un tripode per la corte dello Zar, perduto ma di cui ancora esiste il progetto nel Fondo, una quadro per il Re di Polonia Augusto Poniatowski (collezione privata), uno scrittoio per la sorella Maria Carolina Regina di Napoli, un secrétaire per l’altra sorella a Parma. E’ insignito del brevetto di “Intarsiatore delle Loro Altezze Reali” e fornisce i suoi inconfondibili mobili per il palazzo di Milano, per la villa di Monza e ancora per il palazzo di Mantova.</p>
<p>In tutti i cantieri del rinnovamento privato milanese (Serbelloni, Anguissola, Belgiojoso) i “mobili di Maggiolini” sono elementi irrinunciabili dell’arredamento alla moda. Una coppia di commodes eseguita per il banchiere Antonio Greppi nel 1777 dove assieme a Gerli e Maggiolini troviamo Andrea Appiani che compone allegorie figurate delle virtù care al committente. Nel 1784 per il marchese Domenico Serra di Genova Maggiolini esegue una commode ricchissima, Gerli ne definisce l’impianto e Levati ne cura l’ornamentazione minuta. Il mobile, oggi perduto, è noto grazie al disegno ancora nel Fondo che ci mostra un mobile completamente incrostato di intarsi in legni policromi dove Antico e Rinascimento, arte e tecnica raggiungono la moderna sintesi. L’anno della rivoluzione francese (1789), in occasione del matrimonio tra Luigia Serbelloni e Lodovico Busca, Maggiolini appronta due commodes monumentali che sono il suo capolavoro. Li disegna Giocondo Albertolli nella parte architettonica; le tarsie allegoriche e i giochi di putti spettano ad Andrea Appiani. Si tratta di mobili perfettamente neorinascimentali in cui convivono l’intarsio e la scultura delle grandi e sensuali cariatidi femminili angolari in legno dorato e i grifi bronzei a patina scura sui quali i mobili poggiano.</p>
<p>Questa felice stagione creativa termina repentinamente nel 1796 quando sul piccolo ducato piomba l’esercito del generale Bonaparte. Per Maggiolini cominciano anni di difficoltà con la perdita del suo mecenate e di gran parte dei principali committenti in un panorama di perdurante e profonda crisi economica. Solo con il 1803-1804, approssimandosi a Milano, ormai stabilmente Stato satellite della Francia napoleonica, l’insediamento della corte e l’incoronazione di Napoleone, Maggiolini vide una ripresa delle commissioni per i palazzi della corte ora Imperiale. Si tratta però di opere tutto sommato minori perché il gusto della nuova corte è mutato. Il sofisticato intarsio in legni policromi, la delicata ornamentazione neo-rinascimentale su mobili dalle forme ancien-regime non soddisfa le esigenze del tracotante arredo Impero amante del mogano e dei bronzi dorati. Gusto al quale Maggiolini non si uniformò mai, conducendo la bottega con grande dignità, ma in modo stanco e ripetitivo secondo i vecchi modi. L’aristocratica committenza cittadina più ambiziosa ha lasciato il passo alla nobiltà di provincia, ai funzionari di governo facilmente arricchiti, e ai borghesi – soprattutto avvocati e medici. E così va sino al 1814, anno del Congresso di Vienna e della morte di Giuseppe Maggiolini. Ancora per alcuni anni, sotto la guida del figlio primogenito Carlo Francesco (1758-1834) che gli era sempre stato accanto nella conduzione della bottega, si produssero i “mobili Maggiolini” per una committenza sempre più minuta e provinciale; un lento crepuscolo appena nobilitato da alcuni mobili che si faranno su disegni, ancora nel Fondo, del vecchio Professor Albertolli ormai in veste Biedermaier.</p>
<p>© Giuseppe Beretti  Riproduzione riservata</p>
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		<title>GLI EMULI</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Mar 2015 08:00:02 +0000</pubDate>
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<p><img class="aligncenter size-full wp-image-956" src="http://www.maggiolinifuorisalone.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/022_a.jpg" alt="022_a" width="700" height="467" /></p>
<p>La vicenda e l’opera di Gaspare Bassani sono ancora poco note tra i conoscitori del mobile italiano neoclassico. Andiamo dunque con ordine scrivendo di questa coppia di commodes che con sicurezza va a lui ricondotta. Intanto bisogna dire che Gaspare Bassani è, senza più dubbi, quel monogrammista G.B.M. che ci ha lasciato numerosi mobili intarsiati “alla Maggiolini” ben noti agli studi e già da Morazzoni[1] attribuiti a Giuseppe Maggiolini. L’ipotesi fu avanzata assieme molti dubbi, al tempo legittimi, da Gonzàlez Palacios nel 1993[2]. Oggi, dopo un ventennio, e il ritrovamento di numerosi mobili, l’acronimo GBM si scioglie con sicurezza in Gaspare Bassani Milanese. Ma chi fu questo ebanista attivo negli stessi anni che videro il grande successo sulla scena milanese e non solo di Giuseppe Maggiolini? Per certo fu un suo allievo, più propriamente un collaboratore di buon livello del celebre ebanista. Altra cosa certa è che già nel 1789 egli è un intarsiatore ormai formato e attivo in Milano con una propria bottega. Infatti quell’anno firma un tavolo da gioco, reso noto agli studi sempre da Gonzàlez-Palacios[3] quando era in collezione Meli Lupi di Soragna, che entra a pieno titolo nel novero dei migliori mobili neoclassici italiani. Uscito dalla bottega Maggiolini con una solida esperienza, questo tavolo ne è la prova, egli porta però con se, caso unico nella storia del mobile milanese, anche un certo numero di copie di disegni impiegati da Maggiolini. Forse li copia clandestinamente, o forse col favore del Maggiolini; non sappiamo come andò ma di fatto modelli maggioliniani li ritrovano intarsiati su alcuni suoi mobili. Fatto più unico che raro, che non ritroviamo nemmeno nelle opere dell’unico allievo ufficiale del Maggiolini: Giovanni Maffezzoli[4].</p>
<p>Così sui fianchi di due commodes, oggi presso le Raccolte d’Arte del Comune di Monza[5], compare ripetuta una delle cineserie che Maggiolini aveva intarsiato sulla scrivania per l’Imperatrice Maria Teresa nel 1772. Sugli stessi mobili è un fregio derivato da un disegno impiegato per le commodes Greppi, capolavoro del Maggiolini verso il 1777. Ornati maggioliniani li ritroviamo ancora nell’angoliera che Gaspare sigla GBM oggi presso Preston Manor, a Brighton in Inghilterra[6]. Lo stesso tavolo già Meli Lupi di Soragna reca numerosi fregi tratti dalle carte del Maggiolini ancora oggi conservate nel il Fondo dei suoi disegni presso il Gabinetto dei disegni delle Raccolte d’arte del Comune di Milano.</p>
<p>Anche per la coppia di commodes che qui si studiano egli impiegò, per le grandi tarsie sulle facciate dove una riserva ovale è incorniciata da girali d’acanto da cui fuoriescono mazzi fiori, alcuni disegni di Giuseppe Levati tra le carte di Giuseppe Maggiolini. Naturalmente non si tratta mai, in tutti i mobili già noti e nei presenti, di un utilizzo pedissequo del modello originale. Gaspare ha imparato dal suo maestro Giuseppe ad adattare l’originale al proprio uso, anche a reinventare rispetto ai modelli grafici; in una parola ha imparato a disegnare. Abilità non comune tra gli intarsiatori, spesso abili esecutori di disegni altrui. Sa anche muoversi con una certa disinvoltura nella vasta messe dell’ornato neoclassico, nei volumi di repertori d’immagini dall’antico egli sa cosa cercare per i suoi mobili. Ha esperienza nell’arte dell’intarsio ligneo, sapendo disegnare ha libertà di immaginare sufficiente per comporre dei mobili di solida invenzione ornamentale ispirati al fare del suo maestro; a volte riesce anche a licenziare mobili affatto sorprendenti – più ancora di quelli del maestro artista impeccabile ma al fondo un po’ noioso – come nel caso del secrétaire reso noto da Gonzalez Palacios[7], ispirato alle tavole del Winckelmann, un unicum nella produzione italiana a cavallo tre Settecento e Ottocento.</p>
<div id="attachment_957" style="width: 226px" class="wp-caption alignleft"><img class="size-full wp-image-957" src="http://www.maggiolinifuorisalone.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/022_b-216x300.jpg" alt="Il fianco di una della commodes Courtesy Il ponte, Milano" width="216" height="300" /><p class="wp-caption-text">Il fianco di una della commodes Courtesy Il ponte, Milano</p></div>
<p>Ecco che allora i due mobili in questione, nell’architettura rigorosissima perfettamente milanesi, sono arricchiti da una fine ornamentazione svolta da impeccabili intarsi di acero e acero tinto verde steso su fondi di palissandro e luminoso bois de rose. L’ornato minuto, traforato con estrema cura e diligentemente profilato, è fittissimo e ispirato ai ben noti repertori milanesi. Bassani ovviamente conosce bene, non poteva essere altrimenti (ne fu forse anche allievo a Brera?), l’opera e i volumi del Professor Albertolli. Per la facciata, si è accennato, Gaspare rispolvera dei cartoni maggioliniani, in particolare i fogli di Giuseppe Levati ancora nelle carte del Fondo Maggiolini (Cat. C.98, C 146, C 298), ricombinando le idee del Levati per incorniciare le due cartelle ovali in cui inserisce, fatto questo curioso (e non comune a me sembra), due figure galanti, vestite secondo la moda francese post-rivoluzionaria, in paesaggi con rovine. Girali d’acanto, svolazzi, fiori policromi sono eseguiti con un’abilità, e una grazia non distante da quella che caratterizza l’opera del suo maestro. Sui fianchi in riserve ovali, così come intercalati nei fregi in piccoli camei, trovano posto figure all’antica, personaggi mitologici, guerrieri e teste di guerrieri derivati dai repertori a stampa e inseriti nell’insieme con gusto e senso delle proporzioni. Nei pilastri d’angolo secondo il canone milanese inserisce candelabre finemente cesellate che ritornano anche nei piedi, raccordati al corpo del mobile da mensole di carattere architettonico.</p>
<p><em>Note</em><br />
[1] G.Morazzoni, Il mobile intarsiato di Giuseppe Maggiolini, 1953 [2] A.Gonzàlez-Palacios, Il gusto dei principi, 1993, Vol. I p. 347 [3] A.Gonzàlez-Palacios, Il tempio del gusto, 1986, Vol. II fig.533 e sgg. [4] G.A.Mezzanzanica, Genio e lavoro, 1878, p. 105 e sgg. [5] G.Beretti, Laboratorio, 2005, p. 92 e sgg. [6] A.Gonzàlez-Palacios, Op.cit., 1993, Vol. I p. 346, Vol. II fig.617 [7] A.Gonzàlez-Palacios, Op.cit., 1993, fig. 619 e sgg.</p>
<p>Nota redatta per il catalogo della vendita della casa d’aste Il ponte, Milano, 22 ottobre 2013, lotto 71</p>
<p>© Giuseppe Beretti Riproduzione riservata</p>
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		<title>COMMODES PER LA “SPOSA BUSCA” NEL 1789</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Mar 2015 07:30:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Giuseppe Maggiolini, Andrea Appiani, Giocondo e Raffaele Albertolli e le commodes per la “sposa Busca” nel 1789 &#160; Nell’anno che vide in Francia i primi orrori rivoluzionari e la fine dell’Ancien-regime, l’officina di Giuseppe Maggiolini eseguì una coppia di commodes che sono indiscutibilmente il capolavoro di tutta la sua carriera, in grado di reggere il confronto...</p>
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<p><img class="aligncenter size-full wp-image-859" src="http://www.maggiolinifuorisalone.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/img019.jpg" alt="img019" width="700" height="442" /></p>
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<p>Nell’anno che vide in Francia i primi orrori rivoluzionari e la fine dell’Ancien-regime, l’officina di Giuseppe Maggiolini eseguì una coppia di commodes che sono indiscutibilmente il capolavoro di tutta la sua carriera, in grado di reggere il confronto con le migliori opere dei più famosi ebanisti europei del suo tempo&#8230;.<br />
<strong>vai all&#8217;articolo <a title="https://www.giuseppeberetti.com/archivio_maggiolini/le-commodes-per-la-sposa-busca/" href="https://www.giuseppeberetti.com/archivio_maggiolini/le-commodes-per-la-sposa-busca/" target="_blank">https://www.giuseppeberetti.com/archivio_maggiolini/le-commodes-per-la-sposa-busca/</a></strong></p>
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<div id="attachment_923" style="width: 819px" class="wp-caption aligncenter"><img class="wp-image-923 size-full" src="http://www.maggiolinifuorisalone.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/Maggiolini.jpeg" alt="Maggiolini" width="809" height="623" /><p class="wp-caption-text">Giuseppe Maggiolini e aiuti su disegni di Giocondo Albertolli e Andrea Appiani. Commode (di una coppia), 1789. Intarsi in legni policromi, legno intagliato e dorato, bronzo a patina scura. Già Tremezzo, Villa Sola-Busca</p></div>
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<div id="attachment_922" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><img class="wp-image-922 size-full" src="http://www.maggiolinifuorisalone.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/013-300x300.jpg" alt="013-300x300" width="300" height="300" /><p class="wp-caption-text">  Andrea Appiani e Giocondo Albertolli, soffitto della sala di Palazzo Busca con l’affresco Psiche accolta nell’Olimpo</p></div>
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<p>© Giuseppe Beretti Riproduzione riservata</p>
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		<title>GLI EMULI/2</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Mar 2015 12:43:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Gaspare Bassani: un inedito con tarsie da disegni Maggioliniani &#160; E’ opera interessante per la storiografia del mobile italiano neoclassico questa commode di cui si scrive; inedita aggiunta al catalogo di quell’abile ebanista e intarsiatore milanese che per alcuni anni siglò con il monogramma GBM alcuni mobili di eccellente qualità – spesso confusi dalla storiografia...</p>
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<p><img class="aligncenter size-full wp-image-738" src="http://www.maggiolinifuorisalone.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/Italian-Chest-GBM.jpg" alt="Italian-Chest-GBM" width="780" height="520" /></p>
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<p>E’ opera interessante per la storiografia del mobile italiano neoclassico questa <em>commode</em> di cui si scrive; inedita aggiunta al catalogo di quell’abile ebanista e intarsiatore milanese che per alcuni anni siglò con il monogramma GBM alcuni mobili di eccellente qualità – spesso confusi dalla storiografia novecentesca come opere della “bottega Maggiolini”. Oggi è noto come dietro quell’acronimo si celi Gaspare Bassani, per alcuni anni stretto collaboratore di Giuseppe Maggiolini nella bottega di Parabiago, che dopo il 1789 istituì un proprio laboratorio dando il via a una produzione autonoma ma sempre influenzata dal gusto del Maestro, nella quale compaiono modelli ornamentali derivati dai disegni dell’archivio di Giuseppe Maggiolini (ancora oggi conservati presso il Fondo Maggiolini del Gabinetto dei disegni delle Raccolte d’Arte milanesi).</p>
<p>L’opera più arcaica che di lui si conosce è il tavolo, già in collezione Meli lupi di Soragna, firmato Gaspare Bassani e datato 1789, reso noto anni or sono da Alvar Gonzàlez-Palacios[2]. Sono poi note da tempo due <em>commodes</em> che presentano tarsie derivate da una cineseria impiegata da Maggiolini per la scrivania dell’Imperatrice Maria Teresa d’Austria nel 1772[3]; un altro mobile presenta fregi intarsiati da Maggiolini su due <em>commodes</em> eseguite nel 1777 per il banchiere e mecenate milanese Antonio Greppi[4].</p>
<blockquote><p>Ora ecco comparire questa inedita commode di cui si scrive su cui compaiono altri due disegni per gli intarsi già impiegati da Maggiolini in due importanti mobili da tempo noti agli studi.</p></blockquote>
<p>Sul frontale del cassetto sottopiano e sulle corrispondenti fasce dei fianchi del nostro mobile, Bassani intarsia un fregio con foglie d’acanto derivato da un gruppo di disegni ancora oggi tra le carte maggioliniane e impiegati per le fasce di un piccolo tavolo eseguito per il principe Giberto II Borromeo[5]. Si tratta dei fogli del Fondo A 370 e delle sue derivazioni A 347, A 361 e B 363, che testimoniano di una meticolosa messa a punto da parte di Maggiolini di questo dettaglio ornamentale che, va anche detto, deriva da un fregio inciso da Giocondo Albertolli alla tavola X del volume <em>Ornamenti diversi</em> edito a Milano nel 1782. Bassani ne da una versione di proporzioni e intervalli differenti, ma il debito di derivazione dal modello maggioliniano/albertolliano è del tutto evidente, addirittura palmare.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-284" src="http://www.maggiolinifuorisalone.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/195-B-125-copia-2.jpg" alt="195-B-125-copia-2" width="339" height="400" />Giuseppe Levati, Antiche rovine (dettaglio) da una tavola de <em>Le Antichità di Ercolano</em> esposte. Penna e acquerello su carta bianca. Fondo Maggiolini, Raccolte Artistiche del Comune di Milano</p>
<p>E’ però un altro e più importante modello maggioliniano a comparire sul nostro mobile che qui ci interessa segnalare come dato significativo. Ci riferiamo alla veduta con rovine antiche nella riserva circolare al centro del fronte. Per questo intarsio Bassani impiega un foglio celeberrimo di Giuseppe Levati, tratto da una tavola dei cinque volumi Le antichità di Ercolano esposte, edito a Napoli sotto gli auspici di Carlo III di Borbone tra il   1757 e il 1771, ancora oggi conservato tra le carte di Giuseppe Maggiolini (B 125) assieme ad altri tre della medesima serie (B 122, 123, 124). Maggiolini tradusse in legno questa serie per le tarsie di alcuni importanti mobili oggi noti: il secrétaire oggi presso il Museo d’arte di Stupinigi[6], eseguito nel Maggio 1790 per l’Arciduchessa Maria Beatrice d’Este, moglie dell’Arciduca Ferdinando e consegnato alla Villa di Monza, e quello oggi in collezione privata[7].</p>
<p>Anche il resto del partito ornamentale del mobile – il rosone al centro del piano, il vaso tra i racemi sui fianchi e le candelabre sui pilastri – presentano forti similitudini con i modelli maggioliniani. Ma qui si tratta di punti di contatto generici, non circostanziati come quelli di cui si è detto. Il rosone al centro del piano probabilmente Bassani lo trasse da quel vasto repertorio, al tempo assi diffuso in Italia, che fu il Manuale di Vari ornamenti di Carlo Antonini edito nel 1781 di cui Maggiolini, sappiamo, possedeva una copia.</p>
<p><em>Note</em><br />
[1] G.Nicodemi, Mostra commemorativa di Giuseppe Maggiolini, Milano, 1938. G.Morazzoni, Il mobile intarsiato di Giuseppe Maggiolini, Milano, 1953 [2] A.Gonzàlez-Palacios, Il tempio del Gusto, Milano, 1986, Vol.II, fig.533 e sgg. [3] G.Beretti, Laboratorio, Milano, 2005, p. 92 e sgg. [4] G.Beretti, Op.cit., 2005, p. 30 e sgg. [5] G.Beretti. Op.cit., 2005, p. 56 e sgg. [6] G.Beretti, Giuseppe e Carlo Francesco Maggiolini. L’officina del Neoclassicismo, Milano, 1994, p. 106 e sgg. [7] G.Beretti, Op.cit., 2005, p. 70 e sgg.</p>
<p>©Riproduzione riservata</p>
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		<title>GIUSEPPE LEVATI</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Mar 2015 10:42:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Poltrone “d’invenzione del signor Giuseppe Levati” Un piccolo disegno, un appunto, tra le carte del Fondo Trefogli presso l’archivio di Stato del Cantone Ticino di Bellinzona, permette di attribuire l’invenzione di questo gruppo composto da sei poltrone a Giuseppe Levati&#8230; Vai all&#8217;articolo https://www.giuseppeberetti.com/fogli_sparsi/un-finimento-di-poltrone-di-giuseppe-levati-per-i-borromeo/ &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160;...</p>
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<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1028" src="http://www.maggiolinifuorisalone.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/ricerche-10-5-copia.jpg" alt="ricerche-10-5-copia" width="1037" height="694" /></p>
<p>Un piccolo disegno, un appunto, tra le carte del Fondo Trefogli presso l’archivio di Stato del Cantone Ticino di Bellinzona, permette di attribuire l’invenzione di questo gruppo composto da sei poltrone a Giuseppe Levati&#8230;<br />
<strong>Vai all&#8217;articolo <a title="https://www.giuseppeberetti.com/fogli_sparsi/un-finimento-di-poltrone-di-giuseppe-levati-per-i-borromeo/" href="https://www.giuseppeberetti.com/fogli_sparsi/un-finimento-di-poltrone-di-giuseppe-levati-per-i-borromeo/" target="_blank">https://www.giuseppeberetti.com/fogli_sparsi/un-finimento-di-poltrone-di-giuseppe-levati-per-i-borromeo/</a></strong></p>
<div id="attachment_1027" style="width: 275px" class="wp-caption alignleft"><img class="wp-image-1027 size-full" src="http://www.maggiolinifuorisalone.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/img700.jpg" alt="img700" width="265" height="315" /><p class="wp-caption-text">Artigiani milanesi, poltrona (di un gruppo di sei) in legno intagliato, dorato e laccato su disegno di Giuseppe Levati. Courtesy Sotheby’s</p></div>
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<p>© Giuseppe Beretti Riproduzione riservata</p>
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		<title>UNA COMMODE DA UN DISEGNO DEL 1783</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Mar 2015 10:32:39 +0000</pubDate>
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<p>La commode in questione rappresenta probabilmente la replica autografa di un mobile eseguito nel 1783 per l’Arciduca Ferdinando e destinato alla Villa di Monza. Quel mobile non è oggi noto ma, nel Fondo dei disegni di bottega presso le Raccolte d’arte milanesi, si conserva il progetto, assai dettagliato e in scala reale che permette di averne un’idea assai precisa. E’ al verso di questo foglio (R.M. E 20), stilisticamente attribuibile a Giuseppe Levati, che si legge l’appunto, forse di pugno dello stesso Giuseppe Maggiolini “Monza 1783″.</p>
<div id="attachment_1023" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><img class="wp-image-1023 size-full" src="http://www.maggiolinifuorisalone.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/commode-maggiolni-300x194.jpg" alt="commode-maggiolni-300x194" width="300" height="194" /><p class="wp-caption-text">Giuseppe Maggiolini, commode intarsiata in legni vari. Già New-York, Christie’s.</p></div>
<p>Rispetto al progetto la commode, che chi scrive studiò nel 2000 quando comparve una prima volta ad una vendita Christie’s New York (lo stesso mobile ricomparve nel novembre 2010 sempre da Christie’s New-York, 23 novembre 2010, lotto 285), presenta numerose variazioni e, nella fronte con i due cassetti, semplificazioni del partito decorativo. Per il resto la struttura architettonica, la cui caratteristica saliente sono i piedi che si potrebbero definire “alla greca”, è replicata con fedeltà. Non comuni sono, sulla facciata e sui fianchi, i tableaux con esedre all’antica, probabilmente derivate da una tavola delle Antichità di Ercolano esposte di cui esistono, sempre nel Fondo dei disegni di bottega, dei d’apres (si veda il foglio B 329). Impossibile datare con precisione questo mobile, certo successivo il 1783, anno in cui fu eseguita la prima versione per Monza.</p>
<p>© Riproduzione riservata</p>
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		<title>GIOCONDO ALBERTOLLI</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Mar 2015 10:05:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Giocondo Albertolli disegnatore di mobili (1777-1822) Pagina in allestimento © Giuseppe Beretti Riproduzione riservata</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.maggiolinifuorisalone.it/giocondo-albertolli/">GIOCONDO ALBERTOLLI</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.maggiolinifuorisalone.it">Maggiolini Fuorisalone 2015</a>.</p>
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<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1005" src="http://www.maggiolinifuorisalone.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/img643.jpg" alt="img643" width="575" height="359" /></p>
<p>Pagina in allestimento</p>
<p>© Giuseppe Beretti Riproduzione riservata</p>
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		<title>MOSTRA MAGGIOLINI 1938</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Mar 2015 09:46:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>La ”Mostra commemorativa di Giuseppe Maggiolini” del 1938 Pagina in allestimento Sfoglia il catalogo in pdf (8mb) della Mostra commemorativa di Giuseppe Maggiolini © Giuseppe Beretti Riproduzione riservata</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.maggiolinifuorisalone.it/mostra-maggiolini-1938/">MOSTRA MAGGIOLINI 1938</a> sembra essere il primo su <a rel="nofollow" href="https://www.maggiolinifuorisalone.it">Maggiolini Fuorisalone 2015</a>.</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div style='display:none;' class='shareaholic-canvas' data-app='share_buttons' data-title='MOSTRA MAGGIOLINI 1938' data-link='https://www.maggiolinifuorisalone.it/mostra-maggiolini-1938/' data-app-id-name='category_above_content'></div><h2>La ”Mostra commemorativa di Giuseppe Maggiolini”<br />
del 1938</h2>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-999" src="http://www.maggiolinifuorisalone.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/img734.jpg" alt="img734" width="337" height="452" /><br />
Pagina in allestimento<br />
<a href="http://www.maggiolinifuorisalone.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/03/catalogo-mostracommemorativa-1938.pdf">Sfoglia il catalogo in pdf (8mb)</a> della Mostra commemorativa di Giuseppe Maggiolini</p>
<p>© Giuseppe Beretti Riproduzione riservata</p>
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